Una grande impresa alla ricerca di un vero significato.
Quando ho completato per la prima volta il giro del Lago di Garda in quota, ho capito di aver realizzato qualcosa di straordinario.
Un’avventura fatta di fatica, determinazione e passione.
Ma, una volta raggiunto il traguardo, mi sono chiesto quale fosse il vero significato di tutto questo.
La risposta è arrivata dalla vita.
Ho capito che quella sfida poteva trasformarsi in qualcosa di più grande: usare la mia passione per aiutare chi sta affrontando una battaglia infinitamente più difficile.
Nasce così
Ultra Garda Lake – Founder Ride
Non una gara.
Non una competizione.
Ma il primo passo di un progetto che vuole unire sport, territorio e solidarietà.
Per ogni chilometro che completerò durante questa prima edizione, mi impegno a donare personalmente 10 euro a favore di un progetto dedicato all’oncologia pediatrica.
Spero che questo sia solo l’inizio.
Che ogni anno sempre più persone decidano di unirsi a questa sfida, trasformando ogni pedalata in un gesto concreto di speranza.
Perché il vero traguardo non è arrivare.
È fare in modo che il nostro viaggio possa migliorare quello di qualcun altro.
(Federico Cambielli)
Da dove inizia......
L'Ultra Garda Lake è nata nel 2024 da un'idea di Federico Cambielli, appassionato di motocross e mountain bike. Ci sono voluti quasi due anni, per lui e il suo staff, per pianificare il percorso e curare tutta la logistica necessaria a sperimentare – per la prima volta nella storia – questo tracciato da maratona della durata di quattro giorni. Inizialmente l'evento era stato concepito per svolgersi in due giorni, ma Federico ha poi optato per un tour di quattro giorni per ragioni di sicurezza personale.
La bici......
Sarebbe stato più facile con una bici da XC? Forse, ma Federico ha scelto una trail bike: la Focus Jam 8.8. Con pochissimi optional, giusto per mantenere basso il peso. Si è rivelata la soluzione ideale sia per la salita che, soprattutto, per affrontare al meglio le discese più impegnative.
La storia di Federico
Giorno 1:
Il percorso passa dalle dolci colline della Valtenesi, alle ciclabili turistiche del basso Garda per finire tra i vigneti della sponda bassa Veronese. Sono partito con calma sapendo che è una tappa facile che deve solo sciogliere le gambe per domani. Dopo aver goduto delle strade che portano sopra Desenzano sono sceso sulla ciclabile che costeggia il lago tra Desenzano, Sirmione e Peschiera. Tra uno slalom in mezzo ai turisti in e-bike e un pò di traffico raggiungo ancora molto fresco i retro dei parcheggi di Gardaland. Qui si torna su stradine secondarie e qualche strada bianca. Sempre tutto piacevole e pedalando leggero. A 7 km dalla fine la sorpresa! Si prende un single track che ha due strappi di 500 metri l’uno con una pendenza media del 20%. Impossibile pedalare anche perchè ho gonfiato le gomme al massimo per avere più scorrevolezza sulle superfici compatte della tappa. Il trail è comunque molto bello perchè dopo ogni discesa c’è la corrispettiva discesa con tanto di appoggi stile supercross in curva. Vado cauto anche se un pò mi sono divertito: “è il primo giorno”; “hai le gomme a 20 bar di pressione” questi i pensieri che mitigano la voglia di fare downhill in questi trail.
Arrivo a Pesina dove trovo ristoro al Plaza Cafè a 100 metri dall’hotel di questa notte. La bici ok, c’è solo lo zaino un pò fuori peso ma nulla di impedente.
Mi sento carico, l’adrenalina pre-partenza ora lascia posto alla voglia di salire il Baldo ed aprire le danze della sfida vera.
Giorno 2:
Partire prima dell’alba ha sempre il suo fascino, sia per la parte al buio sia per quando arriva la luce.
Dopo poche decine di metri si parte subito in salita di quelle dure al 18% e non molla…. e sarà questa la trama di tutta la mattinata.
Lo sguardo che speranzoso cerca dopo un muro o dietro una curva un accenno di discesa. Un piano. No. La montagna oggi per me ha per ben 39 km in serbo solo salite. Sono 43 i chilometri che portano da Pesina alla cima del Monte Altissimo. 39 di salita. Salita quella vera. Quella che ti fa pensare molto. Quella che ti fa tirare fuori le motivazioni per non mollare.
Tutto intorno c’è la natura. I suoni, i profumi, le ortiche!!!! Quando ero a pochi tornanti dalla fine ho sentito il tifo. I messaggi che mi arrivavano da tutti voi. Le parole degli alpinisti che scendevano e dicevano “ah ma è muscolare!”
Ero li sotto la cima a pochi metri e qualche lacrime di gioia è scesa.
Bello emozionarsi così!
Foto e video in vetta e poi giù a capofitto nella linea freeride. Freeride un corno il primo pezzo era peggio della cascata della Hell’s Gate.
Non voglio rischiare e cammino bici al fianco nei pezzi brutti. Poi per fortuna si calma tutto. Diventa scorrevole e dolcemente torno alla civiltà.
Giorno 3:
Una sola parola “Palestra”.
Da subito le salite sono toste. Si arriva fino a 30% di dislivello. Avevo detto breve ed intensa? Colpito in pieno.
Il bosco di larici che porta all’omonima punta è da fiaba. Si arriva poi ai single trail esposti verso il passo Nota. Qui il disastro. Il cambio cede. Non è possibile aggiustarlo. Con un trucco da endurista lo sistemo alla meglio giusto per poter pedalare.
Sono costretto a tagliare un pò il percorso per non mettere troppo sotto sforzo il cambio. Gamba gira alla meraviglia. Peccato.
Arrivato poco sopra Pieve spero nell’intervento di un meccanico che invece decreta la morte definitiva del cambio. Con il mio “trucchetto” funziona. Male ma funziona. Per fortuna ho tempo per valutare bene come proseguire e se proseguire.
Giorno 4:
Partire con un cambio che per certo non funziona non mette tranquillità. Ho pedalabili 3 rapporti 30/-11/50/52 il che significa poter o andare agilissimo o durissimo da discesa. Effettivamente i primi 15 chilometri di percorso mi danno solo queste due possibilità: discesa da downhill estremo o salite da arrampicata. Appena subito dopo il paese di Tremosine imbocco un sentiero che scende giù a valle per scavalcare una goletta (orrido si chiama in zona) che sembra un paesaggio fuori dal mondo. Sia per scendere che salire dall’orrido devo aiutarmi con la fune di ferro messa apposta per gli avventori.
Si preannuncia così una giornata di fuoco.
Prendo poi la Bassa Via del Garda che è molto bella ed esposta con possibilità di vedere il lago la mattina presto in tutto il suo splendore.
Il cambio fa le bizze. Il rapporto da discesa non funziona più. Ho solo quelli agili da salita.
Dopo tre giorni a pedalare ci stava un pò di scarico.
Decido così di scendere sulla statale a Salò e fare il rientro dalla stessa e saltare la salita al passo Spino.
Le gambe avrebbero retto tranquillamente ma il cambio no.
Sono soddisfatto. Un giro pazzesco. Un’avventura incredibile.
Adesso spiedo e riposo.
Grazie a tutti per avermi supportato e scritto in questi giorni.
Sicuramente avrei mollato prima se non ci foste stati voi.
Grazie.